Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Poker live: dalle leggi statali Usa alla Questura di Treviso, chi fa da sè gioca per tre

Se il Governo centrale non legifera cosa dovrebbero fare i cittadini e gli imprenditori degli Stati immobilisti? Fermare forse un settore economico o una semplice attività retail? Che nel poker live ci fosse un problema ‘politico’ l’abbiamo detto (anche grazie alle ottime osservazioni dell’avvocato Cino Benelli) ormai un paio di anni fa quando il regolamento del poker live sembrava potesse vedere la luce dopo tanti falsi allarmi e rinvii continui.

Perché fermare un business potenziale ma, soprattutto, attendere invano una legge e, nel frattempo, spendere per tenere ferme sale e locali oppure azzerare posti di lavoro? O ancora meglio consegnare il gioco dal vivo a chissà chi e generare economie da ‘sotto il materasso’ piuttosto che perseguire trasparenza e legalità. 

 

Ecco che gli Stati Americani hanno preso in mano la questione approfittando delle modifiche al Wire Act che continua a vietare le scommesse sportive online ma ha dato il via libera agli altri giochi in rete. Senza ripeterci allo sfinimento ecco le leggi di Nevada, Delaware e New Jersey, in arrivo quelle di altri Stati, ed ora, addirittura, questi Stati condividono già la propria liquidità nel caso dei primi due che hanno attivato la raccolta di gioco. E la scorsa settimana, nel nostro Paese, la Questura di Treviso, adeguandosi ad una serie di sentenze favorevoli ai club della zona e di tutta Italia, ha deciso di intraprendere un percorso per una deroga sul gioco dal vivo e stilare un proprio regolamento per consentire l’organizzazione di tornei ed eventi.
Senza approfondire le questioni già largamente trattate su queste pagine, il percorso avviato sia in grande scala, in Usa, che in piccola in Italia, lasciano ben sperare per il movimento mondiale.
C’è la volontà di farsele da soli le leggi. E una volta che lo Stato centrale avrà sotto mano una rete tessuta con sapienza dagli operatori dovrà per forza tenerne conto e metterci la firma o, quanto meno, adeguarsi allo status quo che si sarà venuto a creare negli anni.
In Usa il percorso è chiaro. In Italia è appena iniziato ma la ‘mossa’ sullo scacchiere di Treviso può essere devastante. Un buon esempio per tutti ma anche una tesserina del Domino pronta a cadere e a trascinarsi in terra tutte le altre.
Rimane il capitolo della liquidità di poker online in Europa. Anche qui l’Usa, sicuramente per necessità stringente, ha dovuto subito unire due singoli Stati per allargare la base di utenti. La speranza è che anche l’Europa capisca la potenzialità di questi accordi che, da noi, sembrano passi epocali, storici, mentre dall’altra parte dell’Oceano non ci mettono mica tanto. Ci sono voluti pochissimi mesi. Bastava solo vedere le esigenze e leggere i dati del mercato. E considerando che i nostri migliori players vanno all’estero a cercare i maggiori tornei di poker online, l’allargamento della liquidità sembra l’unica misura possibile per arginare la fuga dei giocatori.
Insomma, avanti così, spingendo dal basso. Quello che conforta è che il movimento del poker con le mani in mano non se ne sta.

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