Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Poker live, l’esempio del Quebec e l’Italia ferma al palo di pregiudizi e miopia politica

Nella provincia canadese del Quebec hanno dei locali che chiamano ‘saloon’ dove si gioca il poker dal vivo. La stampa locale li definisce luoghi di gioco alternativi ai casinò statali e comunque tra il legale e l’illegale. Tuttavia sembra di capire che si tratta di sale perfettamente in regola su tutto tranne che sulla possibilità di offrire gioco dal vivo non disciplinato da una legge specifica.

Non si può non trovare una clamorosa analogia con la situazione italiana che vive praticamente da oltre 8 anni in un limbo tra legalità e illegalità.

LIMBO ITALIANO, LIMBO CANADESE – Riprendiamo in mano l’argomento affrontato in settimana. Come detto in Quebec, il poker dal vivo è considerato illegale ma ne viene tollerata la pratica. Tuttavia in questo stato canadese sono sorti negli ultimi anni delle room chiamate ‘saloon’ che attraggono molti avventori attratti dalla differenza coi casinò e altri luoghi di gioco, e tantissimi appassionati di poker dal vivo. Un vero e proprio movimento con una notevole produzione di ‘cash’ che ha fatto saltare la mosca al naso al ministro dell’economia della provincia del Quebec: perché non istituire un regolamento per chi propone poker e un sistema di tassazione? Ora il progetto è al vaglio dei rappresentanti dei cittadini e, se verrà approvata, potrebbe entrare in vigore già dal febbraio del 2015.

REGOLAMENTO E COMMISSIONE AD HOC – In merito alla questione è intervenuto anche il ministro della Sicurezza Civile che prevede e pretende l’avvio dei lavori in una commissione ad hoc per regolamentare bene questa pratica. Preoccupa il fenomeno anche per via della concorrenza aspra che sta facendo ai casinò della provincia. Rimane il fatto che i titolari di saloon sono già stati considerati ‘illegali’ dal Ministero delle Entrate.

I TITOLARI DEI SALOON AL BIVIO – Un balletto di progetti e pronunce con i titolari di queste sale che devono capire quale futuro li attende: rimanere illegali e fuori dai casinò o iniziare a pagare le tasse come prevede il ministero canadese? Ovviamente bisognerà sempre capire gli ammontari delle aliquote. Il gioco delle parti, alla fine, è sempre e solo sui soldi e sulle capacità di sostenibilità di un prodotto/progetto.

QUALE EPILOGO? – Ora il Quebec potrebbe dotarsi di questa benedetta legge che potrebbe regolarizzare (o uccidere) i saloon. Bisognerà capire come intendono affrontare la legislazione e strutturarla a livello pratico. Potrebbe anche uscire fuori un modello di regolamentazione esportabile e cooptabile alla realtà italiana. In effetti quello che blocca e preoccupa Aams è come controllare e tenere sotto controllo i flussi di gioco nelle sale dal vivo. Mettere di mezzo Sogei sembra complesso, l’abbiamo sempre detto. I monopoli si trincerano dietro ai problemi tecnici e logici per la messa in pratica delle regole.

Senza tornare sui soliti discorsi che ormai annoiano tutti, quello che ci sconvolge è la facilità come un caso simile potrebbe risolversi in pochi mesi a favore del gioco e dei giocatori. Un sondaggio, una legge partecipata con la popolazione e l’applicazione di una tassa. Ci vuole così tanto?

Lasciamo perdere che il poker dal vivo è illegale in Italia perché lo dice la Comunitaria del 2009 etc etc. Il problema è sempre più sociale. Soldi che finiscono nei cassetti eludendo il fisco tranquillamente (sia chiaro non tifiamo per chi ci tartassa giornalmente) col rischio di blitz pesantissimi delle fiamme gialle prima o poi, pericolo di infiltrazioni criminose e posizioni lavorative anche queste in bilico tra l’illegalità e il pane quotidiano che rende legale questa sfrontatezza di alcuni che hanno bisogno di lavorare e ci mancherebbe altro.

Che il Vaticano stia buono e non pensi alla solita demagogia. Qui c’è da difendere chi gioca e lo fa anche per pochi euro senza rovinarsi. C’è da difendere chi lavora e generare impresa togliendo i soldi da sotto i mattoni. Quello che ci manca è proprio un approccio scevro da qualsiasi paradigma e pregiudizio. Come il Quebec. Spuntano i saloon, mettiamoci un balzello, regolamentiamo e tutti giocarono felici e, si spera, vincenti.

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