Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Quattro giorni con Phil Ivey – 4/4

11 settembre, 8:22 am, Spuistraat, Amsterdam

Dopo un volo notturno, Ivey ed io camminiamo nella vie in pavè di Amsterdam. È una mattina fresca. Sciami di ciclisti ci passano compatti accanto. Ivey non ha mai discusso pubblicamente le storie che girano su internet su come vive – e come gioca e scommette – che lo hanno portato ad essere oggetto di culto tra un certo gruppo di fan. Per lui, il tempo passato a lavorare ha un valore preciso, non solo in soldi vinti ma anche in progresso nel gioco. Ma ora che è arrivato al tavolo finale delle WSOP, Lorenzo lo ha spinto ad alzare un po’ il sipario. È una celebrità di primo livello: in contatto sms con Michael Phelps sulla presenza ad eventi di beneficenza a Washington, nel backstage con JayZ, a golf con Michael Jordan. Sta scoprendo che non è più facile essere un privato cittadino.

“Non so se si può contemporaneamente essere una celebrità ed il miglior giocatore di poker del mondo”, dice il compare e veterano del poker Howard Lederer. Ivey vuole sapere in che modo rilasciare interviste ora lo aiuterà a giocare meglio quando sarà davvero importante. Ed il fatto che ha passato più tempo a comprare chip che a svendere se stesso [buying in than selling out ndt] è il motivo per cui è tanto apprezzato dai suoi colleghi, nonostante sia considerato la faccia gelida del gioco. “È un giocatore puro e semplice, ed è il migliore del mondo.”, continua Lederer, “Fine delle discussioni. Questo è un gioco di lotta, e per vincere bisogna infliggere dolore. E Phil ha un disperato bisogno di essere il migliore, assieme ad un tremendo coraggio. È impossibile fargli del male.”

Nel 2000, quando aveva 2 anni, Ivey ha vinto il suo primo braccialetto WSOP. Nel 2002 ne ha vinti altri tre. Nel 2003 è arrivato decimo al Main Event. Nel 2005, altro braccialetto. Quest’anno ne ha vinti altri due, facendolo arrivare ad un totale di sette, il sesto in questa speciale classifica. E quando comncerà il tavolo finale sarà considerato uno dei favoriti nonostante sia solo il settimo di nove in chip. “Tutti sognano di vincere il Main Event. Chiunque giochi a poker e sostenga il contrario mente. Sarebbe di gran lunga la mia più grande soddisfazione nel poker.”

Ma i veri soldi li fa dai giochi cash. Nel 2006 il miliardario Andy Beal, appassionato di matematica, ha sfidato un gruppo di giocatori noto come The Coropration ad una serie di partite heads up a Texas Hold’em. Una squadra di quindici leggende del poker si è confrontata faccia a faccia contro Beal, uscendone sotto di dieci milioni di dollari. Poi è toccato ad Ivey. In tre giorni ha strappato a Beal sedici milioni di dollari, dopodiché l’altro se n’è andato lasciando per sempre il poker. Ivey non ha praticamente mai smesso di fare soldi. L’altro anno ha fatto, stando a highstakesdb, più di sette milioni di dollari solo online. E mentre ha già vinto 1,2 milioni per aver raggiunto il tavolo finale – e ne vincerebbe altri otto se arrivasse primo -, le scommesse laterali lo hanno fatto vincere altri quattro milioni sulle persone che dibitavano di lui. E questo è Ivey nella sua essenza: vuole i soldi. Ma vuole pure farli pesare a quelli che li perdono.

Phil:- Ti spiace avermi fatto perdere $240k?

Io:- Sì, davvero.

Phil:- Ti credo.

12 settembre, 2:58 pm, Salzburg Arena

Una dozzina dei migliori giocatori del pianeta sono in fila indiana dietro ad una tenda al secondo piano dell’arena, in attesa di un incontro coi fan sponsorizzato da Full Tilt. Macchine del fumo, riflettori, versioni sintetizzate di pezzi classici pompate dalle casse. Sembra l’inizio di un incontro di boxe. “Mi piace molto la tua canzone”, dico ad Ivey. “Mi guarda chinandosi, poi sorride un larghissimo sorriso. Uno alla volta i pro vengono chiamati, e passano attraverso la nebbia tra i cinquemila fan. Ivey viene chiamato per ultimo. I fan circondano il palco, scattano fotografie con i cellulari. Durante la nostra passeggiata ad Amsterdam, Ivey mu aveva detto che aveva la sensazione che le telecamere di E:60 gli stessero “rubando l’anima”. Era una mezza battuta. Ora le migliaia di cellulari stanno finendo il lavoro. Dopo una breve sfilza di domande e risposte con tutti e dodici i pro, Ivey è uno dei quattro a cui viene chiesto di rimanete a firmare autografi. Un fan gli racconta di un sito francese il cui la sua faccia è stata inserita con photoshop in varoe scene della loro vita. Questo è il suo mondo ora. Mentre la sessione finisce, un fan urla, “Phil Ivey è il re!”.

Il re, però, è già diretto alle porte. Il suo aereo lo sta portando a Monaco per una partita a high stakes. La partenza è prevista fra diciassette minuti. Non c’è un momento da perdere.

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