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Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Report usa la passione per il poker per attaccare il ‘raccomandato’ Di Mezza

Ancora il poker usato e strumentalizzato per attaccare ad uso squisitamente denigratorio un personaggio pubblico. Stavolta è la redazione di Report a confondersi con la moda di riportare questa disciplina nel retaggio negativo da cui faticosamente la comunicazione di settore cerca di allontanarla.

Sì, d’accordo, Fausto Di Mezza, vicepresidente del consiglio di sorveglianza A2A aveva fatto scandalo perché nel suo curriculum presentato a questo importante organismo aveva scritto tra le sue competenze di essere “figlio di Gnutti Giuliana, figlia di Cesarino Gnutti capostitpite della notizssima famiglia degli imprenditori della Valtrompia”. Come per dire: ‘Lei non sa chi sono io’. Una auto raccomandazione spiattellata tra la conoscenza dell’inglese e una laurea conseguita o un master seguito in gioventù. Per questo Report ma anche il Corriere della Sera attaccano questo ‘raccomandato’ alla luce del sole da diversi mesi.

Detto questo bisogna però mettere i puntini sulle ‘i’: cosa c’entra il poker? L’hold’em sembra usato dalla redazione di Report come un ‘rafforzativo’ per dipingere lo ‘scandaloso’ Di Mezza. La giornalista gli chiede: “Ho messo il suo nome su Google e ho visto che lei ha una passione che la porta in giro per l’Europa..”. E Di Mezza risponde: “Il poker”. E dove starebbe lo scandalo? Forse i giornalisti d’assalto della redazione del noto programma Rai non sanno che in America o in altri paesi addirittura era stata paventata una presenza di Barack Obama alle World Series Of Poker e che senatori come Harry Reid e altri da tempo spingono il Governo ad una regolamentazione federale. E che comunque giocano davvero tutti perché si tratta di uno sport, una passione, uno sport mentale, una disciplina.

“Una bellissima passione – spiega Di Mezza – perchè il poker sportivo è un gioco di grande intelligenza e di strategia, simile alla politica”, si giustifica a ragione il ‘raccomandato’.

Sulla sua vita privata non entriamo in merito. Del resto qualcosa che non va sembra esserci. Ma perché tirare in ballo sempre il poker per attaccare qualcuno o qualcosa e non riuscire a condurre una vera inchiesta su un fenomeno che andrebbe regolamentato ‘dal vivo’ e trattato con rispetto per i numeri che produce online senza scordarsi dei problemi legati alla ludopatia?

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