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Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Romina D’Agostino ‘compie’ 200 interviste in 3 anni: ‘Il poker è un mondo meraviglioso e il mio lavoro è raccontarlo’

Il poker è fatto di players, di room, di personaggi ed è raccontato dai giornalisti, da chi sta dietro ad un pc, dietro una macchina fotografica e, come in questo caso, davanti una telecamera. Se pensiamo al volto più famoso da questo punto di vista di sicuro tra i più noti c’è proprio Romina D’Agostino, voce e volto del People’s Poker Tour ma ormai anche di tantissimi circuiti che racconta e fa raccontare ai protagonisti attraverso le sue interviste.

Cercavamo l’occasione giusta per intervistarla ed ecco che siamo riusciti a mettere Romina, almeno per pochi minuti, dall’altra parte del microfono. Stavolta tocca a noi e vediamo come è andata. Ci sbilanciamo una volta tanto: a belle domande hanno seguito ottime risposte. Il poker esprime un grande valore e la comunicazione è cresciuta molto in questi anni creando bei personaggi su cui si può contare. Proprio come Romina. Bando alle ciance e via con l’interview!

 

 Sei ormai il vero personaggio del poker davanti alla telecamera con le tue interviste professionali, divertenti, piacevoli. Mi viene in mente una curiosità prima di tutte: quante ne hai fatte in questi anni di poker???
“Innanzitutto ciao Cesare e grazie per i complimenti. In realtà avrei sempre voluto fare un po’ il conto degli eventi a cui ho partecipato e quindi di rimando alle interviste fatte, perciò questa domanda calza a pennello, soprattutto considerando che siamo a Natale, periodo notoriamente favorevole ai bilanci. Solo considerando 3 anni pieni di PPtour abbiamo già superato le 200 interviste; se a queste aggiungiamo gli oltre 10 circuiti di quest’ultimo anno, direi che abbiamo abbondantemente doubluppato il numero. Da questo momento in poi terrò bene il conto così alla 500esima ti mando un messaggio!”.
Back to the future: come sei finita nel mondo del poker o meglio, come sei finita nel mondo del gioco?
“In modo un po’ rocambolesco o per delle strane, se vogliamo chiamarle così, coincidenze. Mi sono laureata in Storia dell’Arte e, dopo la chiusura del Museo d’Arte contemporanea con il quale collaboravo mi ritrovai a fare lavori saltuari che richiedevano poco tempo ed energie ma soprattutto mi portavano qualche soldino in tasca. Il mio sogno era di organizzare mostre e per questo collaboravo con alcune gallerie d’arte. Il lavoro come “moderatore della chat del bingo” mi sembrò perfetto: grazie a dei turni potevo scegliere di lavorare il fine settimana ad orari piuttosto improbabili, riuscendo così ad avere la giornata libera, raggranellare qualcosina e pensare intanto di organizzatore happening con gli artisti emergenti che continuavo a tenere sott’occhio. Dopo poco però, al People’s Poker Blog si liberò un posto come blogger: una persona molto in gamba che allora vi lavorava (Vittorio Lusvardi, ndr), mi chiese di passare con loro: se sai scrivere di arte, non credo avrei problemi a scrivere di poker, mi disse e accettai. Un po’ di problemi in realtà li ebbi: non conoscevo il gioco, né i giocatori: mi sottoposi a sedute intensive di coach sulle regole e studiai tutte le foto dei players più noti sfogliandole come figurine di un album e cercando di memorizzarne nome e volto. Il PPTour era veramente alle porte e dovevo arrivarci un minimo preparata. Tornata da Nova Gorica avevo negli occhi un mondo mediatico che non pensavo esistesse e di cui ero rimasta totalmente affascinata”.
Hai avuto un’intuizione che questo mondo potesse funzionare oppure ti sei ritagliata il tuo spazio costruendoti il tuo personaggio?
“No, in realtà non sono così lungimirante, anche se da subito mi furono chiare le potenzialità del poker e dei personaggi che vi appartenevano: era il 2010, l’anno d’oro del texas hold’em con incassi da record, programmi radio e tv interamente dedicate al poker. Insomma difficile non lasciarsi quantomeno incuriosire! Il personaggio? No, quello non è costruito, è venuto fuori da sé, rispettando poco le regole e gli schemi, come sempre. Il lato umano era quello che mi affascinava di più e tentavo di metterlo in luce quando intervistavo qualcuno. Perché mi interessava davvero, tutto qui. Da questa propensione, a cui sono rimasta sempre fedele, è venuto fuori forse il mio personaggio: poco tecnico e molto curioso. Ma non escludo possa modificarsi in futuro”.

Vieni dal PPT dove sei tuttora la regina della comunicazione ma hai già seguito tantissimi tornei di poker: qual è stato il più bello, il più emozionante, quello che porti nel cuore anche al di là del numero di iscritti?
“Uhmm vediamo il più bello…il più emozionante…non può che essere il People’s Poker Tour – non perché sono di parte – ma perché ha effettivamente una magia tutta sua… Tra tutte le tappe, ti dirò, l’evento che più mi rimane nel cuore, nonostante tutte le grandissime difficoltà logistiche della location, è stata Campione d’Italia, alla fine del 2011. Assolutamente diversa dal resto, molto più impegnativa anche (con i suo 482 iscritti), la porto nel cuore perché, in quel preciso momento, in uno di quei bilanci di fine anno, realizzai che nell’anno nuovo avrei dovuto dare il mio 100% ad un mondo che scoprivo ogni giorno più affascinate ed un lavoro che sentivo sempre più mio. Ricordo esattamente quel momento e…quella sensazione”.
Chi è secondo te il poker player più disinvolto e adatto magari a fare tv o giornalismo al posto nostro?
“Ah, ce ne sono vari: uno su tutti, Cristiano Blanco, che difatti ha spesso alternato il ruolo di player a quello di giornalista, prima di finire country manager Luckyclic: poi, me ne vengono in mente altri, sicuramente Gianluca Marcucci, uno che con le parole ci sa fare (non a caso ha scritto un romanzo davvero molto bello, la ‘Prigione dei Ricordi’, ndr), Pier Paolo Fabretti, Max Piazza, Andrea Dato giocatori questi dalla dialettica ricca ed appropriata che non avrebbero problemi a passare dall’altro lato della telecamera”.
La domanda o la risposta più ‘lol’ che ti è capitata di fare?
“La domanda più LoL della mia carriera è relativa all’ intervista candid fatta a Francesco Nguyen: dovevo cercare di stuzzicarlo ed indurlo all’arrabbiatura ma è stato più difficile del previsto. Dopo averlo provocato in tutti i modi senza risultati alla fine mi sono giocata il tutto per tutto con la peggiore delle offese: ti vediamo in una fase calante nel gioco e nella vita, ingrassato e senza moglie: la sua risposta con il sorriso è stata Siamo come i giocatori di pallone famosi che arrivati ad un certo punto non ce la fanno più. A quel punto ho capito non c’era verso: impossibile far incavolare Ciccio Nguyen, chiunque di voi ci sia riuscito mi scriva in privato! Però che risposta LoL!”.
Qual è il giocatore che stimi di più sia come skills che come simpatia e intelligenza?
“Non me ne vogliano gli altri ma ho un ‘debole’ per Carlo Savinelli: credo abbia una marcia in più, come skills ed intelligenza. In più ha una simpatia trascinante impreziosita dal dialetto più bello d’Italia (concedetemela questa!): quando è ad un tavolo è subito spettacolo e poi è impressionante il suo modo di leggere gli avversari. Ho tanti amici per cui faccio il tifo ma Carlo è un mio conterraneo, quindi, scelgo lui!”.
Sei comunque un personaggio mediatico con tante altre possibilità e caratteristiche: ora segui questo mondo ma cosa hai fatto in passato e cosa avresti fatto se non avessi intrapreso questa carriera?
“Cosa avrei fatto? Beh, credo sarei stata comunque nel mondo del “divertimento” della socialità, della sinergia. Forse avrei continuato ad organizzare piccole mostre, happening, incontri dove unire arte contemporanea e musica elettronica, le mie due grandi passioni.
Oggi a queste posso aggiungere un altro grande amore, il giornalismo, che per il momento è legato al poker ma che non escludo possa poi sconfinare in altri settori. La sorpresa è stata scoprire che mi sarebbe piaciuto parlare anche attraverso una telecamera, e di questo sono assolutamente grata alle persone che hanno creduto in me, nonostante all’inizio ci fossero pochi presupposti per farlo”.
Segui ormai il poker e il gioco da tanti anni: come si è evoluto, cosa e cambiato e come si evolverà questo settore?
“Siamo tutti consapevoli che il momento d’oro del texas hold’em legato alle .it sia passato, però quello che ne rimane è una community, un popolo fatte di persone che hanno ancora voglia di stare insieme, divertirsi a giocare: siamo tutti cresciuti, insieme, abbiamo fatto un percorso, sia giocatori che addetti ai lavori: ora siamo più consapevoli, limiti e delle possibilità. Credo si possa fare ancora tanto, forse il margine di guadagno è cambiato, causa anche la contrattura dell’economia in generale, ma la passione e la voglia di fare restano inalterate: immagino tornei di poker in cui si possa anche fare altro, inclusi giochi da casinò gestiti direttamente dall’organizzazione a cui unire anche molti momenti extra poker”.
Giochi? Sei forte? Hai rubato qualche segreto durante i tornei o ti hanno ‘coachato’?
“Provengo da una famiglia di accaniti giocatori di burraco: è buona norma che si giochi a carte dopo cena, spesso si organizzano anche tornei e a chi sbaglia a giocare vengono subito attribuiti epiteti poco carini: con queste premesse era normale che, dopo tanto poker degli altri, avessi voglia di cimentarmi anch’io.
Il problema è che sul gioco sono molto esigente: non avendo un’esperienza appropriata, mi capita di sbagliare soprattutto nelle fasi “calde” di un torneo e poi passo svariate ore a rimuginare sui miei errori. Però sì, mi piace, sono anche fortunata a tratti e alle volte, quando sono al tavolo, devo essere onesta – dopo aver dato l’immagine dell’ingenua che a stento sa giocare e che osa solo con le carte – mi piace buttarmi in qualche bluff clamoroso. Mi da adrenalina il momento in cui il mio avversario pensa se chiamarmi o meno e vivo il me il fatto di imparare a nascondere i tells come una scuola che potrebbe servirmi anche nella vita, in cui devo ancora imparare a nascondere le emozioni. Però forse sto svelando già troppo se voglio diventare una brava giocatrice! 😉 Comunque no, nessun coach al momento, se non delle preziose “lezioni” prima del torneo di Marrakech a cui penso ancora, quando sono seduta ad un tavolo”.
La classica domanda per un personaggio: programmi e impegni per il futuro?
“Idee tante, tantissime: non riesco a staccare mai completamente, anche quando sono a casa. Spero di poter continuare a fare questo lavoro, di avere la possibilità di viaggiare e conoscere persone, di sentirmi apprezzata per quello che faccio: questo, nonostante tutti gli enormi sacrifici, mi da una soddisfazione e una gioia che difficilmente potrei rimpiazzare con altro. Nel calderone del 2014 c’è un progetto che spero vada in porto: avrò la risposta a gennaio! In ogni caso il poker non lo foldo, anzi, investo tutto e rilancio, nella vita bisogna rischiare!”. Good luck, ovvio!

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