Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Tra deal e realtà: dividono in 19 il montepremi di un torneo di poker live

Una pagina Facebook come tante di uno dei tanti circoli che fanno numeri da capogiro nel new-poker live d’Italia, quello praticamente illegale ma legalizzato dai ritardi dello Stato e ora anche dalla Corte di Cassazione.

Certo, il buy in era di 150 euro per l’evento che chiudeva l’estate di un circolo del Sud Italia, forse superiore a quello che dice la Cassazione.Gli iscritti pare intorno ai 200. A premio una ventina ed ecco il senso di queste righe: i primi 19 qualificati dividono il montepremi rimasto con un deal alla pari, ovviamente. Per i neofiti o i novizi chiariamo che un deal 19 significa prendere il prozepool rimanente e dividerlo in quote pari per chi ha stretto questo accordo. Pronta la reazione sulla pagina Facebook di quelli che non sono andati a premio che, sicuramente, avranno assaporato la beffa dopo il danno di essere stati eliminati.

“Un deal a 19 non si può vedere”, commenta un player. Un altro si giustifica dicendo che “la struttura era collassata ed era inutile giocare”.

Questo deal, diciamocelo, ha dell’incredibile. Alla fine i nostri ‘prodi’ si alzeranno (non ci sono ovviamente dati ufficiali e niente è tracciato e tracciabile) con un migliaio di euro a testa. Forse meno.

Se consideriamo che nei casinò face scalpore un deal a 11 e che rischiano di essere di norma le divisioni dei montepremi dal final table in sù, non siamo messi bene per niente. Vanno tuttavia accettati i deal dai 4 players in su, forse per evitare di giocare un paio di mani che in certi casi possono spostare anche 50.000 euro o più. Ma in questo caso, chi gioca un torneo da 150 euro, lo fa per vincere un premio sostanzioso con un investimento minimo.

Perché può essere successa una cosa del genere che in molti su questa pagina Facebook definiscono come ‘orrenda’, ‘inguardabile’ o ‘oscena’?

La crisi? La struttura che collassava realmente? L’unica vera motivazione che vediamo dietro a questo deal a 19 è la mancanza di cultura del poker. Chi possiede una certa cultura e conoscenza del gioco sa bene che si deve ricorrere al deal solo quando le variazioni tra un premio e l’altro non possono essere affidate ad un coin flip in modalità push or fold. Altrimenti il deal non fa altro che snaturare il gioco. E, anzi, toglie la possibilità ai più skillati di giocare sugli avversari che temono di uscire prima di andare a premi. Ci sono tutta una serie di strategie attorno alla zona bolla. Un torneo, poi, è fatto per decretare comunque il più bravo, il vincitore. In questo caso un torneo freezout non ha senso. Le scusanti sono tante e le citiamo per rispettare sempre ‘l’altra campana’: struttura collassata, il torneo che sarebbe finito chissà quando (anche se c’è sempre la possibilità di fermare tutto e ritrovarsi ad un final day) e il livello di gioco che non ha consentito di trovare a 19 left (a 20 sì) un giocatore contrario che avrebbe fermato l’operazione.

Attenuanti o no la cultura del poker non vorrebbe mai un deal in un torneo di poker. Sia nei circoli che nei casinò. Chi non ha tempo non si iscriva in un torneo, rispetti gli altri giocatori che hanno pagato il buy in e solo in condizioni estreme proponga un deal. Oppure si sieda ad un tavolo cash o faccia quello che vuole. C’è chi spende per divertirsi seguendo le regole della casa e del ‘buon poker’, c’è chi ci lavora e chi comunque merita rispetto. Prima di chiedere un deal pensiamoci dieci volte!

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