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Tutti i dubbi sull’accordo PokerStars-DoJ-Italia sui rimborsi Full Tilt Poker

Il mancato accordo tra PokerStars, Department of Justice Usa, Aams e l’Italia non dovrebbe compromettere il rimborso dei giocatori italiani che avevano dei saldi positivi su Full Tilt Poker ma la questione rischia di diventare un grattacapo per le autorità di casa nostra.

Ma per scansare subito i dubbi e gli allarmismi va ribadito che PokerStars, Governo americano, Aams e l’Italia hanno come prima intenzione quella di tutelare i giocatori e di cancellare questa terribile pagina del poker online ma anche della sicurezza di qualsiasi transazione monetaria sul web.

PokerStars comunica i rimborsi di Full Tilt Poker: manca solo l’accordo con l’Italia

Un aircraft militare per traslocare i server di Full Tilt Poker nell’Isola di Man

Detto questo, però, qualche problemino per questi fondi che in ogni caso i players italiani avevano ‘girato’ su una room con regolare licenza Agcc ma considerata ‘dot com’ dalla norma italiana, potrebbe esserci.

PokerStars ha confermato che “sta lavorando con le autorità di regolamentazione locali per determinare il processo idoneo a garantire la conformità alle normative locali e che i dettagli saranno annunciati appena possibile”. Che tradotto vuol dire, l’accordo si farà ma dobbiamo capire come.

Secondo alcune indicazioni potrebbe essere difficile avere i soldi direttamente sul proprio conto gioco, e qui nasce un secondo problema, direttamente disponibili per il ‘cash out’, cioè per il ritiro libero di qualsiasi somma in qualsiasi momento.

Perché? Ci sono due ordini di problemi legati a questa difficoltà:

1 – PokerStars non potrà usufruire di un account esistente di Full Tilt ‘dot it’ a differenza, per esempio, dalla Francia che aveva già garanzie per il rimborso dei players sulla base della licenza della società che era di Lederer e soci.

2 – PokerStars ha già deciso di non aprire la room in Italia e in altri paesi dove ha già una regolare licenza almeno per il momento e questo non faciliterà di certo il rimborso.

Come detto PokerStars sta già investendo cifre che si avvicinano al miliardo di dollari per ripristinare una situazione che non dipende certo dalla società dalla ‘picca rossa’. Di certo si tratta di un business importante e di un’operazione che ha mille risvolti positivi per ‘Stars’ (da non trascurare il prossimo ingresso nel mercato americano del poker online proprio grazie a questa transazione clamorosa). In ogni caso il rischio è grosso e l’interesse primo è la tutela del giocatore e i soldi sono già stati stanziati in previsione del termine fissato negli accordi per la riapertura.

Quindi ora la palla passa a PokerStars e alle autorità italiane che devono trovare una modalità congrua per i rimborsi. Ovviamente il DoJ non può obbligare l’Italia a firmare un accordo se non ci dovessero essere le condizioni. Per Aams, poi, Full Tilt era da considerare illegale visto che i processi per acquisire la licenza erano stati avanzati ma il Black Friday annullò tutte le pratiche che erano state avviate.

Non siamo a conoscenza ancora di cosa succederà dal momento in cui tutti i conti gioco passeranno per le mani dello Stato italiano. Inutile fare delle ipotesi che crerebbero solo allarmismi. In ogni caso l’Italia accettando il ‘deal’ con PokerStars e il DoJ tutelerebbe i players e automaticamente farebbe rientrare in Italia sostanziosi capitali che potrebbero finire nel mercato ‘punto it’. Specie se PokerStars riuscirà a far passare quei soldi dalla propria piattaforma.

L’altra soluzione, più lunga però, potrebbe essere l’apertura di Full Tilt ‘punto it’ che andrebbe a rinascere con la liquidità dei rimborsi.

Oppure trasformare i crediti in bonus sbloccabili attraverso il gioco su PokerStars o Full Tilt: in questo modo i players potrebbero riprendere parte dei soldi che avevano comunque dato per persi pagando ccontemporaneamente ‘dazio’ attraverso la rake generata nei siti Aams.

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