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Vincite di poker all’estero: l’Ue accoglie un ricorso italiano ma aspetta la commissione tributaria di Trieste

Mentre continuano ad arrivare le cartelle esattoriali dell’Agenzia delle Entrate a molti poker players italiani nell’ambito del ‘progetto All in’ relativo alla tassazione delle vincite nei tornei di poker all’estero, sembra aprirsi uno spiraglio molto concreto per abbattere questo provvedimento lanciato dal Fisco italiano e imporre il divieto di doppia imposizione che in Europa è stato già riconosciuto dalla Corte europea.

Un ricorso inviato alla Corte di Giustizia Europea sul caso di un poker player italiano che si era visto tassare le vincite all’estero di qualche anno fa è stato dichiarato ‘ricevibile’ dai giudici del Lussemburgo.Un risultato importantissimo sulla strada della libertà di giocare all’estero per gli italiani e per tutti i cittadini europei.

Tuttavia ci vorranno ancora mesi perché i giudici europei analizzino il ricorso. Ma l’altra notizia positiva è che la Cge aspetta la pronuncia della commissione tributaria di Trieste che, entro i primi mesi del 2013, dovrebbe esprimersi in secondo grado dopo la vittoria in prima istanza presso la commissione provinciale di Gorizia sul ricorso avanzato da un cittadino che si era visto contestare dall’Agenzia delle Entrate la mancata tassazione delle somme incassate nelle annualità 2004, 2005 e 2006 in relazione ad una vincita realizzata nel 2004 al Casino HIT di Nova Gorica (SLO), per complessivi € 735.909,85.

Era un megajackpot alle slot del casinò Perla e il cittadino italiano prese i soldi senza grossi patemi salvo poi precipitare in un incubo che sembrerebbe però trovare presto un lieto fine.

Come detto la commissione provinciale ha già detto che il cittadino non deve pagare le tasse su questa vittoria. La questione è abbastanza semplice: il ricorso è incentrato sulla violazione dei principi comunitari di libera circolazione di beni, merci e servizi e soprattutto sul principio di discriminazione in base alla nazionalità. Perché, insomma, un cittadino che è stato già tassato in uno stato membro dovrebbe ripagare aliquote all’erario di un altro Paese?

La vittoria in primo grado fu favorita dalla pronuncia della Corte di Giustizia Europea sul caso Lindman. La norma fiscale Finlandese prevedeva espressamente la tassazione sul suolo finlandese di proventi da vincite realizzate all’estero. Tuttavia se la vincita realizzata dalla signora finlandese in Svezia fosse stata realizzata in Finlandia, la stessa non sarebbe stata soggetta a tassazione in Finlandia. I Giudici della Corte Europea risolsero la questione nel senso che “..l ‘art. 49 del trattato CE si oppone alla normativa di uno Stato membro secondo cui le vincite provenienti da giochi d ‘azzardo organizzati in altri Stati membri sono considerate come un reddito del vincitore assoggettabile ad imposta sul reddito, mentre le vincite provenienti da giochi d’azzardo organizzati nello Stato membro di cui trattasi non sono imponibili”.

Le aspettative dei legali del cittadino veneto sono buone. Sarebbe difficile che il secondo grado ribalti una prima pronuncia così forte e soprattutto che i giudici nazionali si opporranno all’esplicita indicazione di quelli europei.

Ricapitolando: l’Europa ha ammesso il ricorso sulla doppia imposizione ma attende il risultato della commissione tributaria italiana. Dopo che i principi saranno affermati allora i giocatori potranno davvero andare a giocare all’estero e venire tassati una volta sola e alla fonte dal casinò o dall’organizzazione dell’evento proprio come accade in Italia.

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